COMUNICATO STAMPA 8 FEBBRAIO 2015

Non ho capito se il Dottor Ottolenghi parli a nome di Confindustria o a titolo personale, visto che molti di quelli che erano presenti alla riunione del Gruppo Porto di venerdì scorso mi hanno detto di non essere assolutamente d’accordo con lui.

Di sicuro ha una idea di porto e di portualità molto diversa dalla mia, ma non dobbiamo per forza essere d’accordo.

Mi pare opportuno –  nonostante un Comitato Portuale (quello del 30 gennaio scorso) durato 4 ore, durante il quale ho presentato 77 slides ed un Business Plan (di Ente, non di Progetto, basato sui flussi di cassa) che nessun’altra Autorità Portuale ha – spiegare nuovamente alcune cose.

Primo  -  nel caso del Progettone non esiste alcuna alterazione della concorrenza: l’Autorità Portuale mette gli operatori in condizione di operare, realizzando le infrastrutture della Piattaforma Logistica e, successivamente, facendo gare concorrenziali per avere aree attrezzate. Gare, non una situazione monopolistica come quella odierna. A tal fine, l’Autorità portuale ha fatto richiesta di inserire il Progetto della Piattaforma Logistica (parte infrastrutturale) nel Piano Nazionale della Logistica e nel Piano Juncker.

L’Autorità Portuale non fa capannoni né un’operazione immobiliare, tutt’altro.

Se poi il Dottor Ottolenghi, quando parla di alterazione della concorrenza, si riferisce alla SAPIR, di cui il suo gruppo è azionista, non posso che essere d’accordo: gli Enti Pubblici dovrebbero uscire da SAPIR e renderla una Società che sta sul mercato. Oppure dovrebbero uscire i privati e i Pubblici potrebbero conferire le aree all’Autorità Portuale, per diventare azionisti di maggioranza di una forte Autorità Portuale di Ravenna SpA (modello cui tende la Riforma dell’attuale Governo, da noi totalmente appoggiata, su questo punto). Ne abbiamo parlato più volte con i soci pubblici di SAPIR, e siamo a disposizione per parlarne ancora, quando lo riterranno opportuno.

Secondo – La vicenda espropri è stata ampiamente spiegata sia in Comitato Portuale che in occasione di Commissioni pubbliche in Comune. Il Progetto Preliminare, che era basato su quello “donato” da Confindustria Ravenna all’Autorità Portuale, e redatto da SAPIR Engineering, aveva un “baco” in origine: la Piattaforma Logistica doveva essere realizzata dai privati e questo comprendeva lo svuotamento delle casse di colmata. Peraltro, il Progetto non aveva tenuto conto del fatto che le autorizzazioni alle casse di colmata erano scadute. L’Autorità Portuale di Ravenna disse al CIPE, e l’ho personalmente spiegato anche al Procuratore Capo di Ravenna, Dottor Mancini, che il Progettone le avrebbe svuotate, sanando così una situazione de facto di “discarica abusiva”, con la quale il sottoscritto non ha nulla a che vedere. Lo svuotamento del 100%  doveva essere realizzato dai privati e a fine 2014 le casse avrebbero dovuto essere vuote. Al momento sono ancora piene.

Nel passaggio dal Progetto Preliminare al Definitivo è emerso il problema (anche penale) dell’Area di Logistica 3 e l’Autorità Portuale di Ravenna, nonostante non sia coinvolta in nessuna vicenda penale, ha deciso di intervenire, a termini di legge, come soggetto attuatore della Piattaforma Logistica, provvedendo lei a fare l’infrastrutturazione pubblica e lanciando dei PPP (Progetti Pubblico/Privato) per la parte dei capannoni.

L’Autorità Portuale, quindi,  adempirebbe con ciò alla sua missione pubblica, senza alcuna velleità di fare l’operatore economico.

Insomma, l’Autorità Portuale vuole fare quello che in 30 anni nessuno qui a Ravenna ha fatto o meglio, lo ha fatto solo in Piani o Programmi rimasti sulla carta o negli Atti di tanti convegni sulla logistica organizzati proprio da Confindustria.

Questi i fatti , il resto sono solo chiacchiere da bar.

All’ “angoscia” del Dottor Ottolenghi per gli espropri che sopprimerebbero “un diritto fondamentale, quello della proprietà privata”, possiamo solo rispondere che essi sono una necessità di qualunque opera pubblica importante come il Progettone. Nel nostro caso lo sono a maggior ragione per i motivi cui facevo cenno prima. Temo, come ho detto in Comitato Portuale, che il Dottor Ottolenghi non abbia chiara la procedura delle opere pubbliche in Italia. Eppure ho dedicato giorni a preparare, proprio per il Comitato e per

 

 

 

soddisfare le richieste del Dottor Ottolenghi, una mappatura delle varie fasi che sarà mia cura presentare anche in un incontro pubblico con i cittadini interessati.

Sulla sua dichiarazione “anche immaginando che l’ente pubblico sia un arbitro neutrale e non influenzato dalla politica e dagli interessi….”, vorrei rassicurare il Dottor Ottolenghi: se non avessimo la schiena dritta e la capacità di non lasciarci influenzare dalla politica, non staremmo qui a replicare al Presidente di Confindustria e azionista di diversi terminal del nostro Porto. E se per andare avanti con il Progettone fosse necessario espropriare SAPIR, facendo cadere un tabù che dura da 50 anni, non ci penseremmo sopra neanche un secondo. Per noi il bene del Porto di Ravenna viene prima di quello di SAPIR e di Ottolenghi.

E’ vero che questo Porto è stato “creato” dai privati, ma il Pubblico ha avuto una grossa parte nel suo sviluppo  - come dimostrano i bilanci dell’Autorità Portuale di Ravenna da quando è stata creata ad oggi – e se lo Stato decidesse di spendere ora circa 250 milioni di euro per il Progettone, allora questo non sarebbe più un Porto “privato” ma diventerebbe un Porto “normale”, come tutti i più importanti Porti Europei.

Quanto alla “segretezza” dell’operazione espropri, non possiamo che ribadire che nessuna opera pubblica italiana ha subito un processo trasparente come il Progettone, con focus group, incontri singoli e lettere singole. Siamo andati ben oltre quanto imposto dalle leggi vigenti perché i cittadini e le famiglie per noi vengono prima degli interessi delle lobby. Siamo in una procedura pubblica con pubblicazione, deposito, osservazioni e contro-deduzioni.

In ultimo vorrei che fosse chiaro, una volta per tutte, cosa accadrebbe se non si realizzasse il Progettone (che sta in piedi solo legato alla procedura degli espropri). L’Autorità Portuale non ha già ora aree ove collocare il materiale dell’escavo e quindi non sarà in grado di fare nessun approfondimento del Canale. L’Autorità Portuale dovrà però, comunque, svuotare la propria cassa di colmata, spendendo circa 80 milioni di euro per portare il materiale all’estero. Ogni altro investimento o contributo dell’Autorità Portuale  (penso alle strade del porto, all’impianto di trattamento del materiale di dragaggio, all’impianto fognario in destra Canale, alla ristrutturazione delle banchine oramai vetuste. ecc.) sarebbe azzerato per poter sostenere il costo dello svuotamento della cassa, a fronte di un Porto che, insabbiandosi progressivamente, andrebbe incontro ad un lento ma ineluttabile declino. Nessun approfondimento, sempre meno navi, sempre meno lavoro.

Io devo fare, e sto facendo, tutto quello che posso per evitare che ciò accada e per fare del Porto di Ravenna uno dei Porti su cui il Governo Italiano debba puntare nella Riforma del settore che il Ministro Lupi sta varando.

Domani sarò a Roma agli Stati Generali della Portualità e della Logistica, convocati dal Ministro Lupi, a riaffermare la grandezza del Porto di Ravenna e la mia contrarietà alla bozza del Decreto Guidi sulle liberalizzazioni che, per la parte portuale, sarebbe devastante per il settore.

Colgo questa occasione per esprimere tutta la mia solidarietà e la mia vicinanza ai lavoratori della Compagnia Portuale e dei Servizi Tecnico-Nautici del Porto di Ravenna che costituiscono un’eccellenza nazionale alla quale gli altri porti dovrebbero guardare.

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